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L'onda"Nella cala tranquilla
scintilla, intesto di scaglia come l’antica lorica del catafratto, il Mare. Sembra trascolorare. S’argenta? s’oscura? A un tratto come colpo dismaglia l’arme, la forza del vento l’intacca. Non dura. Nasce l’onda fiacca, subito l’ammorza. Il vento rinforza. Altra onda nasce, si perde, come agnello che nasce nel verde: un fiocco di spuma che balza! Ma il vento riviene, rincalza, ridonda. Altra onda s’alza, nel suo nascimento più lene. Palpita, sale, si gonfia, s’incurva, s’allunga, propende. Il dorso ampio splende come cristallo; la cima leggera s’arruffa come criniera nivea di cavallo. Il vento la scavezza. L’onda si spezza, precipita nel cavo del solco sonora; spumeggia, biancheggia, s’infiora, odora, travolge la cuora, trae l’alga e l’ulva; s’allunga, rotola, galoppa; intoppa in altra cui’l vento diè tempra diversa; l’avversa, la salta, la sormonta, vi si mesce, s’accresce. Di spruzzi, di sprazzi, di fiocchi, d’iridi ferve nella risacca; par che di crisopazi scintilli e di berilli vividi a sacca. 0 sua favella! Sciacqua, sciaborda, scroscia, schiocca, schianta, romba, ride, canta, accorda, discorda, tutte accoglie e fonde le dissonanze acute nelle sue volute profonde, libera e bella, numerosa e folle, possente e molle, creatura viva che gode del suo mistero fugace. E per la riva l’ode la sua sorella scalza dal passo leggero e dalle gambe lisce, Aretusa rapace che rapisce le frutta ond’ha colmo suo grembo. Subito le balza il cor, le raggia il viso d’oro. Lascia ella il lembo, s’inclina al richiamo canoro; e la selvaggia rapina, l’acerbo suo tesoro oblò a nella melode. E anch’ella si gode come l’onda, l’asciutta fura, quasi che tutta la freschezza marina a nembo entro le giunga! Musa, cantai la lode della mia Strofe Lunga." (Gabriele D'Annunzio)
..."Soltanto il mare gli brontolava la solita storia la sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed é di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di la dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico."
(Giovanni Verga, 1881)
..."Trattenere il fiato il più a lungo possibile. Dominare il nostro naturale bisogno di respirare. E' questo il bello dell'apnea?
Quelle poche volte che si prova si "molla" subito: troppo faticoso.
[...] Che gusto c'è, infatti, nel fare la spola in pochi secondi tra il fondo marino e la superficie dell'acqua[...]?
Una risposta potrebbe essere questa: chi scende armato fa pesca subacquea, chi ha le bombole sulle spalle vuole esplorare i fondali e le sue bellezze, mentre chi fa apnea si immerge per guardarsi dentro.
Spiegazione un tantino originale, più vicina alla filosofia di un monaco Zen che a quella di un normale sportivo [...]. Tuttavia non è priva di fondamento."
(Marcello Lovetere) ...- Voi amate il mare, capitano? Si! l’amo! Il mare é tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre; il suo respiro é puro e sano; é l’immenso deserto in cui l’uomo non é mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a se. Il mare non é altro che il veicolo di un’esistenza straordinaria e prodigiosa; non é che movimento e amore, é l’infinito vivente, come ha detto uno dei vostri poeti. Infatti, signor professore, la natura vi si manifesta con i suoi tre regni: minerale, vegetale, animale. Quest’ultimo vi é largamente rappresentato da quattro gruppi di zoofiti, da tre classi di articolati, da cinque classi di molluschi, da tre di vertebrati, dai mammiferi, dai rettili e dalle innumerevoli legioni di pesci, che contano oltre tredicimila specie, di cui un decimo soltanto appartiene all’acqua dolce. Il mare é il grande serbatoio della natura, é dal mare che il globo é, per così dire, incominciato, e chissà che non finisca in lui. Ivi é la calma suprema. Il mare non appartiene ai despoti. Alla sua superficie essi possono ancora esercitare diritti iniqui e battersi, divorarsi, recarvi tutti gli orrori della terra; ma trenta piedi sotto il suo livello, il loro potere cessa, la loro influenza si estingue, tutta la loro potenza svanisce! Ah! signore, vivete, vivete nel seno del mare! Qui soltanto é indipendenza, qui non riconosco padroni, qui sono libero!
(Jules Verne, 1870)
Ondeggia Oceano
"Ondeggia, oceano nella tua cupa
E azzurra immensità A migliaia le navi ti percorrono invano; L'uomo traccia sulla terra i confini, Apportatori di sventure, Ma il suo potere ha termine sulle coste, Sulla distesa marina I naufragi sono tutti opera tua, È l'uomo da te vinto, Simile ad una goccia di pioggia, S'inabissa con un gorgoglio lamentoso, Senza tomba, senza bara, Senza rintocco funebre, ignoto. Sui tuoi lidi sorsero imperi, Contesi da tutti a te solo indifferenti Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma, Cartagine? Bagnavi le loro terre quando erano libere e potenti. Poi vennero parecchi tiranni stranieri, La loro rovina ridusse i regni in deserti; Non così avvenne, per te, immortale e Mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde; Il tempo non lascia traccia Sulla tua fronte azzurra. Come ti ha visto l'alba della Creazione, Così continui a essere mosso dal vento. E io ti ho amato, Oceano, E la gioia dei miei svaghi giovanili, Era di farmi trasportare dalle onde Come la tua schiuma; Fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti, Una vera delizia per me. E se il mare freddo faceva paura agli altri, A me dava gioia, Perché ero come un figlio suo, E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine, E giuravo sul suo nome, come ora." (George Gordon Byron)
'A luna e 'o mareDiceva 'a luna janca: "Oje mare, mare... L'uomo che diventò delfino"Essere libero come gli animnali selvatici.
Tuffarsi nudo, come un delfino, negli abissi del mare involarsi altissimo nell'azzurro infinito del cielo e planare, silensioso, come l'albatro sul mondo meschino dell'uomo, diventare l'aria far corpo nell'acqua con l'acqua fondersi e ritrovarsi."
(Jacques Mayol)
..."Una domenica mattina del 1936, a Le Mourillon, nei pressi di Tolone, passeggiai nel Mediterraneo guardando attraverso gli occhiali subacquei di Fernez. Ero un artigliere della Marina da guerra, un buon nuotatore interessato solo a migliorare il mio stile nel crawl. Il mare non era un ostacolo salato che mi bruciava gli occhi. Fui stupito dallo spettacolo che mi si offerse agli occhi nelle acque di Le Mourillon: rocce coperte di foreste verdi, brune e argentee di alghe e pesci, mai visti prima, che nuotavano nell'acqua cristallina. Alzando il capo per respirare, scorsi un filobus, della gente, i pali delle luce elettrica. Immersi nuovamente la testa e la civiltà era di nuovo completamente scomparsa. Mi trovavo in una giungla che non era mai stata vista da quelli che navigavano sul suo tetto opaco.
Talvolta, anche se di rado, si ha la fortuna di accorgersi che nella nostra vita è subentrato un cambiamento, si abbandona la via vecchia, s'imbocca la nuova e si prosegue dritti per la nuova rotta. Mi accadde una cosa simile a Le Mourillon, quel giorno d'estate, in cui i miei occhi si aprirono sul mare."
(Jacques Yves Cousteau)
Dentro al mare"L'unica persona che mi abbia davvero insegnato qualcosa, un vecchio che si chiamava Darrell, diceva che ci sono tre tipi di uomini: quelli che vivono davanti al mare, quelli che ci si spingono dentro il mare, e quelli che dal mare riescono a tornare, vivi.
E diceva: vedrai la sorpresa quando scoprirai chi sono i più felici.
Io ero un ragazzo, allora. D'inverno guardavo le navi tirate in secca, tenute su da enormi stampelle di legno, con lo scafo in aria e la deriva a tagliare la sabbia come una lama inutile. E pensavo: io non mi fermerò qui. E' dentro al mare che voglio arrivare. Perchè, se c'è qualcosa che è vero, in questo mondo, è laggiù. Ora sono laggiù, nel più profondo ventre del mare. (...)
Ho visto un'infinità di cose che dalla riva del mare sono invisibili.
Ho visto cos'è davvero il desiderio, e cos'è la paura.
Ho visto uomini disfarsi e tramutarsi in bambini. E poi cambiare ancora e diventare bestie feroci.
Ho visto sognare sogni meravigliosi, e ho ascoltato le storie più belle della mia vita,, raccontate da uomini qualunque, un attimo prima di buttarsi in mare e sparire per sempre.
Ho letto nel cielo segni che non conoscevo e fissato l'orizzonte con occhi che non credevo di avere.
(...)
E destino sarebbe il nome di questo oceano mare, infinito e bello.
Non mi sbagliavo, là sulla riva, in quegli inverni, a pensare che qui era la verità. Ci ho messo anni a scendere fino in fondo al ventre del mare: ma quel che cercavo, l'ho trovato. Le cose vere. Perfino quella, di tutte, più insopportabile e atrocemente vera.
E' uno specchio questo mare.
Qui, nel suo ventre, ho visto me stesso. Ho visto davvero."
("Oceano mare", Alessandro Baricco)
Il respiro del mareIl mare e l'uomo sono fratelli
profondo abisso misterioso
entrambi
specchio in cui rivedi l'anima
eterno ritmo
lamentoso canto.
Nei giorni di plumbeo cielo
quando febbraio
con le sue gelide mani
ha spogliato gli alberi
e i pensieri restano
avvolti in un ostile e impenetrabile manto
di nebbie fittissime
dall'altrove chiama una voce
che è lenta tempesta
che sale.
E' quello il richiamo del mare
è a lui che dici: eccomi.
Tra infinite distese di sabbia e coralli
e bianco schiumare
di onde impetuose
riposo il mio cuore
dimenticando i suoi battiti
in quel moto perenne
e in silenzio
ne ascolto il respiro...
Un dialogo muto dell'anima
portato dal vento
che amante,
mi spettina i capelli
con le sue dita sottili.
Chiudo gli occhi e respiro con lui
fino a diventare un'unica cosa...
mi incanto dei suoi segreti
e mi accorgo che amo
di un amore dolcissimo
che come brivido scivola
e diventa marea d'ottobre.
Irrompe intanto il racconto del mare
e mi parla con candida brezza
e salmastri sospiri
malinconiche e argentee lame;
come cigno che canta
il suo canto più bello
mi ammalia,
il nulla ha vita dall'acqua
e nel suo grido d'addio
portato dai gabbiani
si alza al cielo.
Tutto è vivo e tutto è apparire
in questo oceano che parla al mio cuore
nel suo abbraccio infinitamente grande
ritrovo la purezza di ogni sogno.
Una malinconia dolcissima
passa dagli occhi al cuore
e coinvolge i sensi
fino a imitare l'incantevole movimento
di quel lento fluire
che diviene tempesta
che si agita dentro
che affonda nell'anima
con i suoi fianchi blu immenso
e la travolge.
Il respiro del mare ti seduce
con la sua voce profonda
e ti porta con se
laggiù
dove tutto è sommerso...
poi ti restituisce alla vita
legata indissolubilmente
a quell'infinito andare
da cui non puoi più
tornare indietro.
Se sei stata del mare
non puoi più vivere
senza esserne parte
perchè è genesi e morte
essenza ed effimero
malinconia e desiderio.
La tua storia è scritta lì
e non avrà fine
finchè esisteranno le onde e le maree
finchè continuerai a tuffarti
in lui con la tua anima...
e quando i tuoi occhi vedranno
che esiste l'orizzonte
allora amerai ancora
di restare lì
tra le braccia di quel immenso blu
per sempre.
Mare"M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde. Vedo stelle passare, onde passare: un guizzo chiama, un palpito risponde. Ecco sospira l’acqua, alita il vento: sul mare è apparso un bel ponte d’argento. Ponte gettato sui laghi sereni, per chi dunque sei fatto e dove meni?" (Giovanni Pascoli, 1892)
Amare il mare"Qualcuno pensa che amare il mare significhi mettersi un erogatore in bocca e scendere negli abissi,
dove la voce dell'infinito ha il suono del respiro.
Qualcuno pensa che vivere il mare da trent'anni sia sufficiente garanzia di amore.
Qualcuno pensa che per amare il mare bisogna conoscere il nome dei suoi figli e le loro caratteristiche.
Qualcuno pensa che per amare il mare bisogna saper fare i nodi o andare in barca.
Qualcuno pensa che amare il mare significhi conoscere il motivo del suo colore, del perchè sia salato...
Qualcuno pensa che queste cose assicurino un rapporto privilegiato con la grande madre.
Per amare il mare basta una giornata d'inverno. Il profumo della salsedine che si attacca sulla pelle.
Per amarlo basta il suo canto sommesso, il colore cupo che assume a gennaio.
Per amarlo basta la sua rabbia... o una notte quieta e sonnolenta d'estate, quando il mare mormora di voci lontane e la pace di Dio la senti scendere dentro l'anima.
La voce del mare è per tutti quelli che la sanno ascoltare in giorni di vento e non risveglio. Muti e rabbiosi. In cui, solo lui, può essere l'unico conforto.
Per amarlo basta guardare la danza della pioggia sulle sue onde.
Acqua nell'acqua, danza festosa e millenaria.
Qualcuno ha guardato il mare, senza mai vederlo appieno."
Il delfino e il gabbianoVolava il gabbiano il suo pezzo di cielo
dipinto di bianchi voli
permeato dei dialoghi striduli
intessuti di piume leggere.
Nuotava il delfino il suo giardino azzurro
fatto di onde amiche
scomparendo in esse e riemergendo
poco più in là.
Ma un giorno il gabbiano volò un pezzo di mare
e il delfino si immerse in un giardino di cielo
osando sognare...
E lì si incontrarono
in quella terra di mezzo che è l'orizzonte
in quello spazio infinito dove si affacciano i sogni
che è approdo felice di pochi.
Allora il gabbiano disse al delfino
"quali sono i tuoi sogni?"
e il delfino rispose: "...volare"
"e i tuoi?"
..."il mio sogno è imparare a cavalcare le onde"
rispose il gabbiano.
E il gabbiano e il delfino si presero per mano
e insieme divennero maestri e scolari
l'uno dell'altro...
E, insieme, scoprirono la forza di essere in due
e di saper sognare.
Quando venne il momento di separarsi
il gabbiano disse "addio" e riprese il suo volo
"addio" disse il delfino e scomparve nel blu;
ma il suo cuore di oceano aveva messo le ali
così come il cuore di aliante del gabbiano,
adesso, sapeva solcare i mari.
Sapevano entrambi che, prima o poi, si sarebbero incontrati
nel cielo o nel mare
ma sapevano essere l'altro
sapevano essere mare
sapevano essere cielo
e nell'orizzonte sapevano essere sogno...
La molletta più profondaRipescato dal sito di BluWorld.. in occasione di un concorso.. risale al settembre del 2004..
La molletta più profonda
"Quella che vi racconto io è l’esperienza più bella della mia vita, almeno finora... vi racconto di quando e come ho capito che la mia vita sarebbe spettata al mare.
Era settembre scorso, meno di un anno fa e col mio istruttore Turi, nonché grande amico, andiamo a Ustica per affrontare il terzo livello A.A. in forma di stage... unico iscritto al corso: il sottoscritto!!! Si prospettava una settimana di intensa attività apneistica: yoga, training mentale, respirazione e rilassamento... insomma il massimo per un ragazzo appena diciottenne amante del mare e dell’apnea, contento di quello che ha, ma che non immagina quali altre gioie troverà in seguito. La cosa incredibile fu come mi resi conto che il Mare sarebbe entrato a far parte della mia vita. Dopo i primi giorni di “riabilitazione” al mare, tolta la “ruggine”, cominciammo i primi tuffi più impegnativi e fu proprio il giorno in cui dovevamo cominciare quelli “seri” che avvertii un forte dolore ai seni paranasali che mi impediva di scendere oltre i -18, -20 circa. Cercavo di compensare i seni e aspettavo che l’aria passasse lentamente per compensarli e questo implicava un certo sforzo fisico (e mentale) che non mi permetteva di scendere molto, tra l’altro con velocità ridotta e mi obbligava a continue soste. I primi due o tre tuffi mi sentivo demoralizzato per il problema, ma poi come si suol dire “Non tutti i mali vengono per nuocere”: fino a quel momento quando scendevo in apnea sentivo tutto me stesso, ma non riuscivo a trovare una relazione col mare; diciamo che scendevo per me stesso senza “guardare” il mare in tutta la sua bellezza... Bene... da quel giorno riuscii a capire il significato che racchiudeva la parola apnea, che noi utilizziamo tanto spesso, ma che ha, a mio giudizio, o almeno da quel giorno, un significato molto particolare. Dopo le prime due o tre discese, capii come voltare il problema a mio vantaggio: invece di chiudermi in me stesso, mi aprii al mare e feci tesoro delle emozioni che mi offriva e che prima non vedevo. La prima discesa in quello stato fu molto significativa e dopo la capovolta, conscio del fatto che non potevo raggiungere una profondità vicina al mio massimale, mi consolavo con la bellezza del mare e utilizzavo le soste che mi servivano per compensare per cercare pace e rilassamento. Giunto non ricordo a che profondità (saranno stati si e no -18) ero “stanco” di compensare e mi fermai, ma avevo sufficiente aria per restare a guardare. Non dimenticherò mai lo spettacolo che il mare mi offrì quel giorno... ero all’apice: sentivo il mio organismo reagire alla pressione, la muta assottigliata, i muscoli perfettamente rilassati, la mente fresca libera dai cattivi pensieri e il cuore battere colmo di gioia. La cosa che, anche al di fuori della mia carriera apneistica, più mi ha segnato e che spero di non scordare mai, fu come l’Anima, che i filosofi antichi credevano per l’appunto imprigionata nel corpo pesante e materiale, sembrava farsi sentire in quel momento quasi mistico direi... e sul risalire non riuscii a trattenere una lacrima di gioia e al tempo stesso di dispiacere per l’obbligo che abbiamo di risalire e privarci della visione di quel mondo incredibile da cui dovremmo trarre esempio... La suddetta fu la discesa che mi segnò particolarmente nell’animo e che mi fece capire tantissime cose. Quella stessa settimana conquistai i -27m, quota che raggiunsi lavorando molto sul rilassamento e soprattutto sulla base di quello che avevo imparato pochi giorni prima. Quell’esperienza ebbe la meglio anche sulla mia decisione di non continuare la mia carriera (per diventare istruttore A.A.) e di non entrare a far parte del mondo degli agonisti, per continuare a praticare l’apnea solo per la gioia di me stesso. Alla consegna del diploma del III livello A.A., ricordo che il mio istruttore mi disse, consegnandomi a mano quel tanto atteso pezzo di carta: “Per le sensazioni che hai provato... potresti anche sentirti un’ eletto dal Mare”. Quella frase mi ripercorre la mente quando mi cadono gli occhi sulla molletta da bucato che porto tutt’ora sul tavolo con scritto "-27m, Ustica 2004"... la molletta più “profonda” che andai a prendere!!! Alfonso Siciliano" ..."La fusione della propria essenza con l'universo di Poseidone,
al richiamo non puoi opporti,
concentra la tua anima sull'infinito tempo di un respiro,
senti il tuo cuore...,
il tuo corpo... ascoltalo,
e dopo...
il Blu...,
il Silenzio...,
la meditazione dello spirito,
la pace interiore,
la completezza dell'essere umano.
Oh si, quanto siamo piccoli di fronte a ciò,
lo stupore è grande,
la felicità di un bambino,
l'esperienza è saggia,
la scia nell'anima è inevitabile,
il segno è marcato,
quanta gioia nella vita in un semplice gesto,
la stessa gioia della condivisione con un amico sincero.
Sono trapassato dall'onda di energia purissima,
senti le vibrazioni dell'emozione,
il mio essere splende ora più che mai,
IO AMO.................................."
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